Una corretta ed efficace gestione delle risorse umane rappresenta oggi l’unico modo per poter differenziarsi,  emergere e diventare leader in un mercato così concorrenziale ed a bassa marginalità come quello attuale, ancora vittima di una crisi che si resiste ad andare via.
Avere un prodotto ottimo è la base. Senza qualità non c’è azienda che riesca a stare a galla oggi, perché la guerra del prezzo, con i mercati esteri low cost, è persa in partenza.

La vera differenza, oggi più che mai, la fanno le persone, il servizio ed il vantaggio che la tua azienda può offrire al cliente se decide di  affidarsi a te, indipendentemente del settore in cui operi. Questa regola vale per tutti.

Ma come fare a potenziare il capitale umano? Come rendere unica ed attrattiva la propria impresa?

C’è poco da fare, bisogna lavorarci!

Potete essere autodidatti del miglioramento … chi sa! È una possibilità, anche se ho i miei dubbi. L’imprenditore è già abbastanza impegnato nelle sue mansioni specifiche e spesso in quelle degli altri. La figura dell’imprenditore “tutto fare” non è poi tanto rara, anzi! Nelle PMI è quasi la norma e questo suppone un freno allo sviluppo del business. L’imprenditore deve fare l’imprenditore. Punto. In azienda ognuno dovrebbe avere una mansione ben definita, con obiettivi da raggiungere … è così nella tua? Tutti sanno cosa devono fare? L’organigramma aziendale ed il mansionario è definito e coordinato? Tutti sono consapevoli del valore del proprio lavoro al fine del successo dell’azienda?

Il prezzo che si paga per non intervenire in questo senso è molto più alto di quello che pensi.

Come possiamo aiutarti noi di Restart?

Un nostro professionista partner,  attraverso un colloquio telefonico, con domande mirate, riuscirà a capire se ci sono i presupposti per poter intervenire e stabilirà quale esperto del nostro Team è più adatto al caso. In un incontro senza impegni ci si conosce. Se possiamo aiutare effettivamente l’impresa facciamo una proposta d’intervento.

Ci sono due macro ipotesi:

  1. l’azienda è in espansione
  2. l’azienda è in crisi

 

  1. Nel primo caso è opportuno effettuare l’analisi interna dell’azienda, a partire dal vertice, per comprendere dove e come intervenire per far sì che lo sviluppo aziendale avvenga nel migliore dei modi. Se la tua azienda sta crescendo, keep calm ! è il momento di fare bene le cose ed evitare errori.

Il nostro sistema di Gestione risorse umanemotivazione è basato sullo schema delle 3 P: Posizione, Prestazione e Potenziale.
Posizione: capire come ogni singola posizione (ruolo) contribuisce al raggiungimento del risultato aziendale.
Prestazioni: stabilire quanto una persona ha contribuito ai risultati determinando quanto vale ciò che ha fatto in quel ruolo/ posizione.
Potenziale: consiste nel determinare le reali capacità, le conoscenze e le qualità possedute dalle persone per ottimizzarne il proprio lavoro e lo sviluppo dell’intero team.

Utile in questo senso il test psicoattitudinale 15FQ+


Può essere anche utile fare un test di analisi del clima aziendale. Questo test può essere paragonato ad un termometro che con le sue indicazioni avverte di eventuali alterazioni in atto nella vita organizzativa della azienda. In quest’ottica il nostro compito consiste nell’ ascoltare, comprendere, diagnosticare e migliorare il clima aziendale.

Questi “piccoli” interventi sono già di per sé fortemente efficaci e solitamente garantiscono un maggior rendimento delle persone e dell’azienda in generale, ma sono la base di un percorso di crescita. In fatti il passo successivo per una corretta gestione delle risorse umane è quello di stabilire un programma d’intervento personalizzato in grado di apportare il miglioramento desiderato e meritato, attraverso un affiancamento continuo all’imprenditore, al responsabile risorse umane ed ai collaboratori stessi.

2. Nel secondo caso, se la tua azienda è in forte crisi bisognerà valutare un piano di risanamento e salvataggio aziendale. A seconda del caso, se siamo ad un livello estremo di difficoltà e nel peggiore dei casi indebitamento forte, potremo valutare un concordato preventivo. Nei casi di crisi aziendale le previsioni sono sempre un rischio. Le varianti sono tante e proprio per questo l’analisi va fatta con estrema cura e personalizzata al massimo. La varietà e l’esperienza decennale del nostro team è una garanzia per il cliente.

Puoi conoscerci meglio scrivendoci

 

*articolo pubblicato nel blog di RESTART IMPRESE: http://www.restartimprese.it/consualenza-aziendale/gestione-risorse-umane-differenziarsi-o-morire-nel-mercato-di-oggi/

Art. pubblicato sul blog Restartimprese.it

Che si tratti di una impresa piccola, media o grande, che sia in espansione o peggio in crisi, se c’è un a dinamica che accomuna molti imprenditori (italiani e non) è quella dell’imprenditore dipendente della propria Azienda.

Spesso dimentichiamo che il lavoro, la ricchezza, il successo e persino il potere che deriva dal fare impresa (come nel fare ogni altra attività) sono dei mezzi e non dei fini ultimi.

Chi pensa invece che sono dei fini, vivrà la propria vita con scontentezza cronica, all'insaziabile ricerca di qualcos'altro per colmare una mancanza che non si riesce mai a riempire, perché una volta raggiunto un certo livello (di ricchezza, successo ecc) si renderà conto che non basta, dato che è sempre possibile avere di più! E l’asticella sale e sale finché il senso della misura si perde nell'orizzonte.

Può sembrare un discorso troppo “spirituale” per essere applicato all'imprenditoria, comprendo che non siamo abituati a questi ragionamenti, ma ad un certo punto è bene fermarsi a riflettere su questi aspetti poiché la nostra felicità è direttamente collegata ad essi.

Anni fa feci un corso con Mike Dooley a Roma, il quale spiegava in modo brillante questa distinzione con la sua “Matrix”.

Non a caso Dooley è fra gli autori del libro The Secret, uomo di successo e dunque autorevole, poiché oltre le buone teorie è l’esempio il miglior Maestro.

In seguito vi propongo la Matrix di Dooley per rendere più chiaro il concetto che tento di esporre.

Per spiegare bene la Matrix dovrei aprire un capitolo a parte. In questa sede voglio solo dire: caro amico Imprenditore, in modo consapevole o in modo inconsapevole, il fine ultimo che tu come me e come ogni essere umano di questa terra persegui è raggiungere la Felicità, quello stato di grazia che per essere vero e puro non si ha, ma si è.

Se in questo percorso che facciamo, alla scoperta della nostra Felicità, decidiamo di essere o di fare l’imprenditore, sarà bene metterci in testa che, anche questa scelta, è un mezzo.

Illudersi del contrario porta inevitabilmente all'insoddisfazione se non ad un altro stato ancora peggiore.

Chi dice “il lavoro è la mia vita”, “la mia azienda è la mia vita”, “sarò felice quando avrò avuto successo con il mio lavoro” o frasi di questo genere, è sulla strada opposta alla felicità vera.

Le Aziende sono fatte da e per le persone, non viceversa. Soltanto quando la felicità non dipende dall’Impresa, ma l’impresa si fa essendo felici di farla (e non ho usato a caso i verbi “essere” ed “avere”) solo allora il successo, la serenità, la ricchezza e quant'altro fluiranno di conseguenza.

E’ un vizio molto comune nell'imprenditore misurarsi ed identificarsi con i risultati ottenuti con la propria impresa e questo, in tempi di crisi è assai pericoloso. Non a caso abbiamo letto storie drammatiche di atti estremi in caso di fallimento. E’ dunque un bene uscire da questa trappola ingannevole, da questa dipendenza alla quale siamo abituati a considerare “normale”.

Tu sei imprenditore, ma la tua impresa non è te. Tienilo bene a mente.

Se la tua impresa è in cattive acque, non affondare con lei. Tu vieni prima. Chiedi aiuto e attiva un piano di salvataggio d’impresa, salvaguardando il più prezioso dei capitali: quello umano.

Il resto viene dopo.

Se invece la tua impresa cresce e produce, bravo! Anche in questo caso è bene che ti ricordi che sei stato tu a creare questo risultato! E’ un grand’uomo che fa grande la sua impresa e non una grande impresa che fa dell’uomo un grande.

Se desideri entrare in contatto con noi, che da oltre 12 anni assistiamo gli Imprenditori in crescita o in difficoltà, fallo direttamente da qui

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Il leader etico e la regola del "non giudizio"

Prendersi la responsabilità di se stesso, delle proprie scelte, della propria azienda e del proprio team è la prima grande scelta per essere un imprenditore /manager vincente e diventare un vero Leader e non semplicemente il capo.

In quest'ottica responsabile c'è una sorta di scelta reciproca: il manager sceglie di essere leader, il team ti sceglie come guida e si affida a te. Non c'è imposizione ma accettazione. E per far si che questo processo avvenga in modo naturale e non forzato e che l'equilibrio e la produttività siano duraturi nel tempo, occorre essere determinati nell'applicare una delle regole d'oro dell'etica della responsabilità del buon Leadernon giudicare.

Può sembrare paradossale affermare che un leader quotidianamente impegnato nella scelta di questo o quello possa eliminare dal proprio lessico la parola "giudizio" eppure è un passaggio fondamentale, una sottigliezza che differenzia i grandi dai mediocri: non giudicare, ma semplicemente valutare.

Nel giudizio c'è nascosta la superbia. Quando giudichiamo, introduciamo una componente negativa e distruttiva a lungo termine nella valutazione.  Essere giudicati fa sentire a disagio perché tocca la nostra sfera personale ed intima, il nostro essere; mentre essere valutati in base a determinati parametri, in determinati contesti, è semplicemente fisiologico in un processo aziendale. Nessun responsabile delle risorse umane assumerebbe un candidato senza prima valutarlo e nessun candidato si aspetta che ciò avvenga; ma se nel valutarlo il responsabile carica la sua scelta di "giudizio" vuol dire che ha oltrepassato la linea del personale e ha toccato l'individuo nel suo essere, mentre per il ruolo richiesto in azienda, qualunque esso sia, è sufficiente valutare il suo "fare".

Nessuno è giusto o sbagliato in assoluto, puoi essere idoneo o non idoneo ad un compito, ad un ruolo, in un determinato contesto, puoi commettere errori operativi, puoi sbagliare un'azione … ma queste errori non ti rendono migliore o peggiore come persona.

Riesco a trasmettere il mio punto di vista? Capisco che, per qualcuno, questa distinzione fra valutazione e giudizio può sembrare poco importante , una ricercatezza, eppure sono queste le sfumature che fanno la differenza!

Le parole, i pensieri egli atteggiamenti che abbiamo, sono coloro i quali creano la nostra realtà. Le nostre convinzioni determinano le nostre scelte e di conseguenza tracciano la nostra strada. Se hai ben chiaro in mente questa distinzione e vivi il tuo ruolo di Leader in base alla "Legge del non giudizio" comprenderai che non è una sciocchezza.

Le persone sono energeticamente attirate da chi li fa sentire bene, preferiscono lavorare con chi li mette a proprio agio piuttosto che con chi li giudica. Semplice!

Come capire se operi seguendo questa regola? Osserva con onestà il tuo modo di valutare e il modo di reagire dei tuoi collaboratori, che sarà uno specchio eccezionale del  tuo modo di essere Leader:  se i collaboratori tendono a giustificarsi di fronte alle azioni che fanno, nonché quando commettono errori, vuol dire che si sentono giudicati e non si assumono la propria responsabilità. Se invece sono proattivi, comunicano con naturalezza ciò che fanno e nel caso in cui commettono errori operativi, tendono a mettersi in azione per risolvere piuttosto che scusarsi … allora sei di fronte ad un team responsabile, con un Leader responsabile ed etico, destinato a vincere!

 

Ana M. Alvarez

 

VERSION EN ESPANOL

Ed è anche andato il 2014, un anno decisamente importante per quanto mi riguarda, un anno di profondi cambiamenti, di nascita e di rinascita. Ma piuttosto che fare il bilancio di ciò che è stato, preferisco concentrarmi sul momento presente che via via scivola nel futuro. Qui ed ora abbiamo fra le mani (con la regia del cuore) una straordinaria opportunità: la creazione della nostra Vita … quella che abbiamo sempre sognato, quella che meritiamo; perché non ci sono limiti ai sogni, né alla creazione, a meno che noi stessi non li mettiamo.

Auguro dunque a tutti voi grandi sogni ed il coraggio di crederci; anzi, il coraggio di credere in voi stessi sempre e comunque! Perché la felicità è spesso lì, lì, ma non riusciamo a vederla, né a sentirla, poiché la copriamo con false vesti e la allontaniamo a forza di paradigmi e complicate richieste, di altrettante complicate condizioni. La felicità è molto più semplice e quando anche noi diventeremo semplici ed essenziali, allora ci apparirà chiaro il concetto e naturale ESSERE felici.

Per concludere in bellezza, vi lascio con un meraviglioso testo che avrei tanto voluto scrivere io …

Probabilmente non sono molto originale condividendolo; non sono la prima e sicuramente non sarò l'ultima, perché la saggezza che trasmettono queste parole del grande Charlie Chaplin è talmente limpida e chiara che penetra nei cuori direttamente, senza lasciarsi ingannare dai filtri della mente, che spesso mente.

Leggete il testo, ne vale la pena.

"Amore di sé"

di Charlie Chaplin

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono reso conto

che la sofferenza e il dolore emozionali sono solo un avvertimento

che mi dice di non vivere contro la mia verità.

Oggi so che questo si chiama AUTENTICITA’.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito

com’è imbarazzante aver voluto imporre a qualcuno i miei desideri,

pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era pronta,

anche se quella persona ero io.

Oggi so che questo si chiama RISPETTO PER SE' STESSI.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso

di desiderare un’altra vita e mi sono accorto che tutto ciò che mi circonda

è un invito a crescere.

Oggi so che questo si chiama MATURITA’.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito di trovarmi sempre

ed in ogni occasione al posto giusto nel momento giusto e che tutto quello

che succede va bene.

Da allora ho potuto stare tranquillo.

Oggi so che questo si chiama RISPETTO PER SE' STESSI.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di privarmi del mio tempo libero

e di concepire progetti grandiosi per il futuro.

Oggi faccio solo ciò che mi procura gioia e divertimento,

ciò che amo e che mi fa ridere, a modo mio e con i miei ritmi.

Oggi so che questo si chiama SINCERITA’.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono liberato di tutto ciò

che non mi faceva del bene: cibi, persone, cose, situazioni e da tutto ciò

che mi tirava verso il basso allontanandomi da me stesso,

all’inizio lo chiamavo “sano egoismo“, ma oggi so che questo è AMORE DI SE’.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di voler avere sempre ragione.

E così ho commesso meno errori.

Oggi mi sono reso conto che questo si chiama SEMPLICITA’.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono rifiutato di vivere nel passato

e di preoccuparmi del mio futuro.

Ora vivo di più nel momento presente, in cui TUTTO ha un luogo.

È la mia condizione di vita quotidiana e la chiamo PERFEZIONE.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono reso conto che il mio pensiero può

rendermi miserabile e malato.

Ma quando ho chiamato a raccolta le energie del mio cuore, l’intelletto è diventato

un compagno importante.

Oggi a questa unione dò il nome di

SAGGEZZA DEL CUORE.

Non dobbiamo continuare a temere i contrasti, i conflitti e i problemi con noi stessi e con gli altri

perché perfino le stelle, a volte, si scontrano fra loro dando origine a nuovi mondi.

Oggi so che QUESTO è LA VITA!


Non occorre aggiungere  altro, se non l'augurio che il 2015 vi porti tanto "Amore di sé" per vivere a pieno la vs. VITA!

Ana M. Alvarez

LE SFERE D'INFLUENZA E LA DEMOCRAZIA DELL'ESSERE

La crescita personale degli individui è un concetto molto democratico. Non importa quale sia il tuo ruolo, se imprenditore o dipendente, che tu sia un professionista o un artigiano,--- in ogni caso sei comunque sottomesso alla stessa legge dello sviluppo personale e cioè, se non cresci, decresci. E non mi riferisco soltanto alle abilità proprie del tuo lavoro, ma mi riferisco alla crescita a 365° in ogni sfera d'influenza.

Le sfere d'influenza, che noi spieghiamo ampiamente nel corso La Visione, sono tutte quelle aree della nostra vita che vedono come comune denominatore il nostro IO. Non a caso dedichiamo una importante fetta del tempo a disposizione nel corso a spiegarle bene. E'  molto importante prendere consapevolezza del fatto che "IO sono io e le mie circostanze" come diceva il filosofo e saggista spagnolo Ortega y Gasset. E questo vale tanto per il grande imprenditore quanto per il più precario dei dipendenti.

 

 

Le diverse sfere sono tutte collegate, si condizionano e ci condizionano e se la crescita personale non avviene in modo equilibrato su tutte, il nostro IO ne risente, ma anche i risultati che otteniamo.

Questo concetto è facilmente comprensibile: basta citare a modo d'esempio l'imprenditore che ha difficoltà con la propria impresa, riceve una brutta notizia o deve gestire mille problematiche; questo imprenditore quando arriva a casa la sera, riesce a staccare la testa? Riesce a lasciare totalmente il suo malumore fuori dalla porta? O piuttosto possiamo dire che il suo "malumore" se lo trascinerà anche lì e probabilmente sarà irritabile, sopporterà meno il chiasso dei propri figli, sarà meno presente con il partner ... insomma, tutte le nostre sfere sono collegate, perché noi siamo sempre noi. Ed è qui che voglio arrivare: qualunque sia la sfera che intendiamo sviluppare, che desideriamo far crescere è sul nostro IO che prima dobbiamo lavorare. Noi "siamo" e poi "facciamo". Se l'albero non ha salde radici attaccate alla terra, non potrà mai crescere e dare bei frutti. E questi frutti saranno della stessa specie del nostro essere. Non potremmo mai fare pere se siamo abete. Semplice. Ma sono le cose semplici quelle che a volte sottovalutiamo e trascuriamo. Passiamo la vita facendo progetti, facendo attività di ogni tipo, facendo conti, discorsi, aziende, relazioni … facendo, facendo, facendo … e dimentichiamo di essere.

C'è una grande differenza fra fare l'imprenditore ed essere imprenditore, fare il padre ed essere padre, fare il amico ed essere amico, fare opere di aiuto sociale ed essere d'aiuto alla tua società. Chiunque può fare ciò che tu fai, ma nessuno può essere ciò che tu sei. E' l'essere che fa la differenza e questo nostro essere è democraticamente privo di proprietà patrimoniali, classe sociale, ruolo o quant'altro, ma allo stesso tempo è colui che condiziona il nostro fare ed il nostro avere. Non viceversa. Noi facciamo ed abbiamo in base a ciò che siamo.

Conta realmente ciò che si è, e non quello che si fa, ed è in questa direzione che troviamo la Serenità interiore, l'Equilibrio, la Motivazione, Forza e la Felicità!.

La mia riflessione ed il mio invito è questo: lavora sul tuo essere. Smetti di "fare" e comincia ad "essere". Rallenta la corsa, fermati e respira la Vita.  Il Benessere, l'Amore, la Gioia, la Felicità e persino la Ricchezza è da cercare dentro di noi stessi e non fuori. Per difficile che sia da credere, per filosofico e poco pratico che possa sembrare ad alcuni … gira che ti gira, arriverà il momento in cui lo comprenderai. Chi è felice, avrà tutto ciò di cui ha bisogno e sarà felice in ogni sfera d'influenza, portando per è e per chi gli sta intorno altrettanta Felicità. Ma non necessariamente viceversa: chi ha materialmente tutto ciò di cui ha bisogno, non è detto che sia felice e porti felicità a chi gli sta intorno.

Viviamo un momento epocale per il nostro pianeta, dopo secoli di sviluppo materiale, corsa a chi più fa e più possiede, trascurando la nostra essenza è arrivato il momento di farlo se non vogliamo vedere tutto quanto crollarci addosso. E questa introspezione e questa crescita riguarda ognuno di noi, nel nostro piccolo. Basta aspettare che sia la società, la classe politica o gli altri a cambiare le cose. Iniziamo da noi, dall'interno, dalla sostanza. Come illustra bene la metafora che gira su Facebook: Uovo. Se un uovo si rompe da dentro il pulcino nasce, se si rompe da fuori il pulcino muore. Bisognerebbe sempre aiutare il cambiamento ad avvenire da dentro, mai imporlo dall'esterno.

Grazie ed in bocca al lupo!

Ana M. Alvarez

Resp. R & S e Qualità dello Studio Bertoldi & Asociati

Presidente Ass.ne Culturale Puntimpresa

Co-fondatore Restart Imprese

La nota azienda britannica Virgin è finita alla ribalta della cronaca per aver annunciato il varo di un nuovo e rivoluzionario modello organizzativo: orario di lavoro libero e vacanze senza limiti. Per il fondatore della società, Richard Branson, non sono importati le ore che i suoi dipendenti passano sul luogo del lavoro ma i risultati e gli obiettivi raggiunti. La Virgin ha deciso di convertirsi integralmente allo smart working ovvero al lavoro intelligente.

Il fenomeno a quanto pare è in rapida crescita e viene studiato attentamente anche in Italia, abbiamo voluto approfondire  meglio l’argomento per  capire quali sono i reali vantaggi per le aziende e per i dipendenti.

Ormai il termine smart si applica ovunque, anche al lavoro. Di cosa si tratta?

Di un nuovo modello organizzativo che concede ai dipendenti massima autonomia e flessibilità nella scelta degli orari e del luogo di lavoro, al quale necessariamente si accompagna un forte focus sugli obiettivi e sui risultati raggiunti.

La prima considerazione che viene in mente è che una organizzazione di questo tipo è applicabile solo in un numero limitato di contesti lavorativi.

Questo non è vero in quanto non esiste uno schema unico di smart working. Ogni settore può adottare proprie forme di flessibilità. Naturalmente alcuni settori come i professionisti dei servizi avanzati sono avvantaggiati ma innovazioni importanti possono essere introdotte anche nei lavori operativi del settore manifatturiero che necessitano di una presenza fisica nel sito produttivo.

Facciamo qualche esempio concreto.

Lo stabilimento emiliano di Tetra Pak  lo scorso anno è stata premiato come azienda smart working italiana. Tetra Pak ha applicato la flessibilità oraria anche agli operai. Sono state abolite le timbrature e grazie all’organizzazione del lavoro in squadre, i lavoratori possono decidere in quale fascia oraria lavorare fermo restando ovviamente il principio che deve essere garantita la copertura della produzione.

A questa maggiore autonomia dei lavoratori si accompagna anche un appiattimento dell’organizzazione, le logiche gerarchiche continuano ad esistere ma sicuramente cambia il rapporto tra responsabili e collaboratori dato che si dà molto più peso alla responsabilità e alla fiducia.

I capi devono cioè fidarsi maggiormente del fatto che le persone svolgono bene il loro lavoro anche se godono di maggiore autonomia e flessibilità.

MA certo non sono tutte rose e fiori, qual'è l'atra faccia della medaglia.

L’annuncio di Virgin sulla libertà assoluta in fatto di orari e ferie non è stato però accolto con entusiasmo da tutti. Secondo alcuni esperti questo approccio potrebbe essere un boomerang per i dipendenti che alla fine lavoreranno più di prima.

L’enfasi sulla responsabilizzazione e sul raggiungimento degli obiettivi può sicuramente portare le persone a diventare work alcoholist ovvero può portare ad un abuso di lavoro che non è produttivo né per il lavoratore né per l’azienda, perché chiaramente la qualità del lavoro fatto da una persona stressata è più bassa. Questo è l’altro lato della medaglia dello smart working.

Come evitare di cadere in questa trappola?

Passare allo smart working richiede anche un cambiamento culturale e degli stili manageriali.

Le aziende più avanti nell’adozione di questo nuovo modello organizzativo hanno già incominciato ad affrontare il problema orientando i lavoratori verso una gestione equilibrata del proprio tempo, ovvero verso un migliore worklife balance.

In Italia  la diffusione dello smart working rispetto agli altri paesi, è a livelli ancora bassissimi.

Secondo le classifiche esistenti relative alla flessibilità oraria e al telelavoro l’Italia è molto indietro

Questo ritardo In primo luogo è dovuto alla composizione del tessuto produttivo italiano fatto di tante piccole imprese meno inclini all’innovazione rispetto alle realtà di grandi dimensioni.

In secondo luogo incide la cultura latina che assegna più importanza al contatto fisico rispetto a quella nord europea.

Infine vediamo l'elemento più tangibile dello smart working cioè l'impatto sulla produttività delle aziende.

Secondo alcuni studi emerge che può crescere anche del 20%. Dare ai dipendenti la possibilità di scegliere dove svolgere o quando iniziare l’attività lavorativa riduce i livelli di stress e di conseguenza migliora l’efficienza e la qualità del lavoro svolto. Per le aziende ci sono poi anche benefici derivanti dalla riduzione di alcuni costi come quelli logistici.

Lo smart working è a tutti gli effetti una importante variabile di competitività su cui le aziende possono fare leva, sapendo gestire al meglio  i fattori ed elementi sopra descritti.

Dott. Romolo Nicolai

 

 

 

Fonte : http://direttoreamministrativotemporaneo.blogspot.it/

La Puntimpresa Business Academy a Montecatini!

 

Impegno, tenacia, costanza. Queste le tre parole che diradano le nubi della crisi, le chiavi di volta di un mondo delle imprese sconquassato da problemi irrisolvibili, che poi, tanto irrisolvibili, non sono.

Perchè al termine delle due giornate di corso di formazione organizzate dalla Puntimpresa Business ACADEMY, svolta nei pressi di Montecatini Terme (www.labelluccia.com), ci sentiamo pervasi dall' inebriante convinzione che i problemi si risolvano con le soluzioni giuste.

Conclusione ovvia, ma ahimè non così scontata per l'imprenditore italiano, il quale talvolta, pur di non rinunciare alla sua area di comfort e non muovere un passo verso il cambiamento, preferisce guardarsi cadere a picco, mettendo in atto espedienti risolutivi costosi e poco efficaci.

Ed il cambiamento oggigiorno è sinonimo di formazione, formazione intesa come dinamismo, come miglioramento, come evoluzione.

Ce lo dice Luca Grassi (www.concordia-impresa.it) guardandoci negli occhi, dandoci del tu ,instaurando con noi un rapporto empatico per ricordarci che l' azienda, esattamente come un organismo vivente, si compone di parti diverse e funzionali tra loro.

Ciò che l'imprenditore deve fare è prendersi cura di ogni singola parte della sua impresa,  allo scopo di eliminare la cultura degli alibi, il più grande ostacolo dell'agire umano, per ottenere collaboratori efficienti ed efficaci nonostante qualsiasi imprevisto.

Spetta però a Leonardo Mannelli (www.studiomannelli.it) l'onere di entrare nei particolari, svelandoci uno dei più grandi segreti dell'imprenditoria! Infatti non forse tutti sanno che è possibile richiedere la propria centrale rischi e così controllare la propria effettiva condizione debitoriale, senza pendere dalle labbra di solerti bancari, inviando una semplice mail alla banca d’Italia, che ha il dovere di rispondere entro 48 ore.

Un'informazione tanto semplice quanto sconosciuta in grado di cambiare le sorti di un'azienda, dal momento che, con queste informazioni in mano, è possibile organizzarsi prima di dovere eventualmente chiedere un prestito.

Leonardo si muove con destrezza tra bilanci , variabili , sistemi di misurazione ma, al di lá dei tecnicismi, dimostra che possiamo toccare con mano il successo o la caduta della nostra impresa.
Si conclude così la prima giornata del meeting, con un sentimento di rinnovata fiducia verso un ambiente, quello dell'imprenditoriale, considerato oramai uno dei più difficili da comprendere.

La mattina successiva però ci riserva anche di più. E lo fa tramite le parole di Alessandro Bertoldi www.restartimprese.it che, per primo, sposta l'attenzione dai risultati alle premesse di ogni azione, le quali coincidono, che lo si voglia o no, con l'Essere stesso dell'individuo.

L'essere infatti crea il fare e di conseguenza l'avere. Tutti i risultati che non otteniamo, o crediamo di non poter ottenere, sono irrimediabilmente legati al nostro essere, a quell'inconscio non capace di scegliere ma comunque in grado di determinare emozioni, le quali a loro volto influenzano il nostro modo di affrontare gli imprevisti della vita (lavorativa o privata che sia) e si manifestano nel mancato raggiungimento dell'obbiettivo preposto.
Il punto sta quindi nell'allenare il nostro conscio a sceglierei i giusti pensieri , ad ascoltare le emozioni positive e ad accantonare la negatività.

Solo seguendo questo percorso evolutivo personale si sarà quindi in grado di diventare responsabili delle proprie azioni.

Notate bene , si parla di responsabilità a tutto tondo, quella che ci accredita errori e meriti ma che allo stesso tempo ci permette di comprendere gli sbagli e di cambiare direzione, di valutare e migliorare il nostro agire.

È bene ricordare che, essendo un percorso personale, è anche legittimamente  facoltativo: sta a noi scegliere se essere responsabili delle nostre azioni o se affidare la responsabilità agli altri, spetta a noi scegliere quale ruolo ricoprire nella  vita, se detenere le redini del nostro destino o lasciarlo trainare da chi ha la forza per farlo meglio di noi.

Ebbene, in ultima istanza, possiamo ben affermare che l'anima stessa di una azienda risiede nell'uomo, nella sua capacità di responsabilizzarsi e di mettere in pratica consigli e raccomandazioni che oggi,molto più di prima, sono indispensabili per realizzare un sogno.

Un sogno fatto di soldi, di merci, di investimenti ,ma soprattutto di persone.

Greta Bertolucci

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Angelo Pieri, Presidente CNA VT

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